La Differenza di Natale

Per una vita, non avendo una fissa definizione per cui le persone potessero associarsi o dissociarsi da me, e non avendo idee abbastanza radicali da non poterle cambiare ogni giorno, mi adattavo facilmente e senza alcuno sforzo alle idee di chiunque avessi davanti. Mi veniva spontaneo, non era mentire, era proprio che se avevo una persona piacevole davanti che mi esprimeva le sue idee era molto facile trovarmi d’accordo con lui/lei.

Speravo che crescendo e diventando adulta questa cosa finisse e trovassi una “identità” precisa. Non capivo che “identità” non significa avere delle idee preconcette e facilmente inscatolabili sulle cose. La mia identità sta nell’impermanenza e nell’apertura mentale a tal punto che sono poche e mal riconosciute le cause per cui lotterei volentieri in una rivoluzione, per cui mi scaglierei volentieri contro altri per portare avanti la mia causa. Poche davvero.

Questa della religione, che va ammazzare la gente, insultarsi, volersi male, non e’ una di quelle. La Religione e’ uno di quegli argomenti su cui perlopiù taccio, e, se posso, esprimo un minimo di assenso o dissenso su piccolissimi argomenti/affermazioni. Chesso’, se in presenza di atei militanti, e mi dicono “Non e’ giusto imporre la religione a nessuno”, io rispondo tranquillamente “No, non e’ giusto”. Se, in presenza di Cattolici, sento dire: “La mia religione e’ cosa buona e giusta e mi fa stare bene” io non ho alcun problema a dire: “Che bello, ti capisco”.

Purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi queste asserzioni poi si espandono e comprendono una quantità immensa di affermazioni, insinuazioni, veri assalti, idiozie.. e quindi taccio e spero che l’argomento, semplicemente, passi.

Quando a mio figlio secondogenito e’ stato detto che sarebbe andato all’inferno perché nato da una coppia non sposata, mi sono inferocita e l’ho tolto dall’asilo cattolico a cui per forza avevo dovuto iscriverlo per mancanza di posti a quella statale. Questo e’ il genere di comportamento che purtroppo fa si’ che tutti i discorsi degli atei militanti appaiano sensatissimi. Hai voglia a spiegar loro di Don Dionigi, parroco di Arlate di Calco quando io mi ci trasferii, che esprimeva ogni giorno e in ogni modo i concetti più belli degli insegnamenti di Gesù, si ok come raccontato nella Bibbia e non nei libri di storia e quindi magari non e’ vero nulla, ma le parole ci sono, e che Gesù sia stato un profeta o un bellissimo personaggio inventato da valenti scrittori, rimangono belle e giuste parole e concetti, concetti civili espressi quando il mondo era selvaggio.

Ci sono dei fattori che non vengono presi in considerazione. Il Natale e’ gioia, non una scusa per farci sentire in colpa per coloro che muoiono di fame. Il Natale e’ pensare che condividi, che rinnovi la speranza (simboleggiata da un bebè che e’ un essere di luce), che riabbracci i cari dimenticati o lasciati da parte. Tutto questo deriva da una usanza cristiana, che, se vivi in un paese di storia cristiana dove molti lo sono ancora, o ti alieni, o la condividi. Se stessimo in India non parteciperemmo con rispetto e gioia a un importante festival Indù?

Leggevo sul wall di un’amica su Facebook che molte scuole italiane non fanno più le recite di natale o se le fanno le fanno incentrate su tutt’altro, tra cui chesso’, i bambini che muoiono di fame in Congo. E’ una cosa orrenda, e tristissima. Se volete essere coerenti, come diceva un’amica dell’amica, abolite le vacanze di natale e tenete le scuole aperte come nulla fosse anche durante il natale. Se non le vacanze scolastiche che ci vogliono, allora gli uffici tutti.

In conclusione, mi riempie di tristezza, che non si capiscano gli atei e i religiosi, almeno coloro che non sanno rendersi conto che devono assolutamente trovare una via di mezzo e lavorare insieme, per rimuovere gli effetti nefandi della religione, che esistono eccome, senza rimuovere la gioia, la bellezza e la civiltà che invece la religione porta.

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