Twenty minutes

Twenty minutes to go and I go and pick you up.
I never took it for granted and I was always excited and happy.You’re the cutest and sweetest and loveliest of all children,
and so are all the children. Why are they not more treasured?
Why shouldn’t they be this society’s focus?
Packages to be handed over,
Elements that make it difficult to work,
Something you get money for to give to someone else to look after.

I have seen children littler than my toddler (now 5) was here,
Be dropped off at 7 and picked up at 6 pm.
Mine is lucky she gets picked up at 5,
but if my husband worked further away, it’s be 6 as well.
How is that a good system? How is that fair?

How is it that they cannot see, the relationship between a dispatched childhood and an unhappy adulthood?

I can’t wait to pick you up little one.
Look how cute you were.

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4 thoughts on “Twenty minutes

  1. Credo che questa idea appartenga più a te che ai bambini… o per lo meno non è l’unico modo di vedere questa cosa. Non c’è una correlazione necessaria tra tempo lungo a scuola e infelicità da adulti. L’infelicità la fanno le relazioni con i genitori, la qualità del tempo quando si sta a casa insieme e un mucchio di altre cose che non riguardano il fatto in sè di stare fuori tanto a lungo. Se la scuola viene considerata un parcheggio, ok, hai ragione tu. Se la scuola viene considerato un posto in cui i bambini possono imparare tante cose, stare con gli altri bambini e imparare un po’ di autonomia, allora non è detto che sia un trauma.
    In questo periodo faccio qualche ora di lavoro in una scuola materna, mi sono detta “mio dio, non ce li voglio mandare i miei bambini”, sebbene io pensi che le insegnanti siano in gamba. Solo che i bimbi sono troppo numerosi e troppo piccoli per stare bene. Poi ripensandoci, io ero felice all’asilo, ho un bel ricordo delle maestre, dei bambini e dei giochi. Passavo tanto tempo con la nonna, di cui conosci il ricordo. Solo che non conoscevo mio papà. Ma il motivo era che a casa lui non mi guardava volentieri e non lo avrebbe fatto nemmeno se fossi stata appiccicata a lui tutto il giorno.
    Qualche tempo fa una mia amica mi parlò del golfino di sua figlia e mi disse “alle volte non capisco se metterle il golfino è una cosa che serve a lei perchè c’è freddo o serve a me per stare tranquilla e non aver paura che lei prenda freddo”. E’ una domanda fantastica secondo me.
    Quindi girando la domanda (visto che la scuola è un fatto ineludibile), come mai fai tanta fatica a separarti da lei? E’ un bisogno tuo o suo? E se è tuo da quale storia proviene? Tu e lei avete la stessa storia?

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    1. La domanda del maglione è non solo giustissima, ma se la dovrebbero fare la maggior parte delle mamme italiane, sempre a coprire i figli quando i figli devono stare più scoperti di noi. Ma a parte il letterale, credo che il livello di ciò che venga considerato infelicità sia il tema in discussione qui. Di tutti gli adulti che conosco, sono davvero pochi quelli che considererei sani e relativamente felici. La maggior parte,m nessuno escluso, ha preso decisioni, vissuto, accettato modalità di vita che considero assolutamente evitabili, in una società costruita diversamente. E’ ovvio che questa società ci fa pensare di aver bisogno di un sacco di cose e che valga la pena di sacrificarne altre (e considerare normale questo sacrificio) per averle. Purtroppo, non avendo io questa società come mia insegnante, per me non lo sono.
      Quasi tutti i comportamenti “non piacevoli” sono causati da questo, ma il punto è che per quasi tutti vengono considerati normale parte della vita, mentre io li considero un’espressione di disagio profondissimo, che non si dovrebbe considerare “normale”.
      La bambina per ora è abbastanza felice. Non ama le giornate interminabili, aver poco tempo al mattino, vedermi tardi la sera. Ma lo accetta, stoica, perché lei è una grande, molto più solida di quanto sia mai stata io. Siamo profondamente diverse, lei ed io, grazie al cielo per lei 🙂
      Per quanto fatichi come carattere ad accettare le novità, è comunque piccina e si adatterà. La tragedia la vedo solo io, lo so, ed è una tragedia: ogni giorno, ogni ora, ogni parola frase balletto della bambina è di inestimabile valore, e io lo sto volutamente lasciando a persone che spero faranno del loro meglio, ma alla fine per loro è solo un lavoro, mentre per me, madre, sarebbe stato un tesoro, e lo era. Il tempo che non ho più con lei è una perdita di incommensurabile portata. Se i ragazzi sono quello che sono, io sono certa, lo devo anche all’energia costante e consapevole che mettevo per loro mentre crescevano e si formavano.
      Ora devo sperare che l’energia professionale a cui la bimba sarà esposta più che a me sia all’altezza. Devo sperare che i loro standard, di tutte le persone che se la passeranno di ora in ora (club di colazione alle 7:45, scuola normale, club pomeriggio fino alle 5, e mi va bene che Paolo lavora vicino), siano alti quanto i miei, emotivamente soprattutto.
      Mi dico è solo per qualche anno, finché siamo obbligati a stare qua. Ma quando saranno passati quei pochi anni, lei si sarà in gran parte finita di formare il carattere, le emozioni, l’anima. Devo sperare che i miei due giorni liberi, di cui solo uno “full time”, siano sufficienti a darle quello che posso darle io.

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