On luck and poker

I have always had a fascination with poker. Someone taught me once and I won, a lot.

Since then, I never had the chance to play again. My husband refused to play with me or teach me as he only played when money was involved.

Then one day I went to see an old friend in Brighton and his friend, himself and I spent a whole afternoon playing poker.
It was Texas Hold’em, and I could tell they were “letting me win”. A little. By the end they must’ve gotten bored and started playing for real (despite the very small bets, of course, we didn’t exceed 10 pounds) and that’s when I realised they were letting me win earlier.
I couldn’t understand “how” they could let me win. I thought: the cards are random, how is any skill involved? But I knew, I knew there was skill, I just couldn’t get where it came into play.

After I got back I somehow managed to get my husband to change his mind and now we get together with a couple of friends fairly regularly to play. My mission is to “learn”. I want to get good at it, I want to play for money.
Someone yesterday wondered whether there was skill involved, and said it wasn’t as obvious as other games, such as, say, Gin Rummy. Some people seem to think there is no skill involved, only luck.
Luck. Luck is something I have a problem with. You see, my Dad, myself and probably one of my sons (I say probably in order not to tempt fate:)) are what you would normally consider lucky. I can certainly speak for my Dad and I, we’ve both been called lucky many many times, and I myself have come close to believing my Dad had some sort of protector being, considering some of the situations he’s been in and come out of.

I have been called lucky with deep, deep resentment on many occasions. Most people who call me lucky with resentment don’t know that I know that they do that.
My other son used to find four leaf clovers like you pick up daisies. So do I. When we bother to look at the grass, of course.
There is no such thing as luck. There is such a thing as luck being a word used to describe an ability, the ability to play whatever cards you’re given in imaginative and daring ways. That is why poker is a game played with luck. It’s a game where the winner is almost always a person who dares, who takes whatever life throws at them and makes instant, instinctive decisions about what he or she will do with those scraps.
You need to study others, understand what’s happening on the table and what people are about to do. So, as well as an ability to play well whatever life (or the dealer) throws at you, there must be an ability and of course a willingness to study people, you must be an observer, you have to be out there with your scanning antennas and then, finally, at stage three and the highest of them all, you have to be able to do all this whilst outwardly portraying whatever suits you best.
I also think you need to play with real money in Poker, my husband was right. Perhaps not while you’re learning the basic rules, but as soon as you have the rules in mind properly, it should be real money because if you have nothing to lose, that part of your brain that responds quickly, that survival instinct that makes you “lucky”, doesn’t kick in.

Poker is a form of meditation that will allow me to better direct and use my “luck”.
As to whether you can “give” luck to others, I’ll leave that for another day.

 

Sulla fortuna e il poker

Sono sempre stata affascinata dal poker. Qualcuno me l’aveva insegnato molto tempo fa e vincevo, un sacco, poi non avevo più avuto l’occasione di giocare. Mio marito si rifiutava di giocare con me o insegnarmi perché, diceva, giocava solo quando ci fossero di mezzo dei soldi. Poi un giorno sono andata a trovare un caro amico a Brighton e il suo amico, lui ed io abbiamo giocato poker un intero pomeriggio.
Era la variante Texas Hold’em, and e sapevo che mi stavano “lasciando vincere”. Un poco. Verso la fine si devono essere annoiati e hanno iniziato a giocare davvero (nonostante le piccole scommesse, naturalmente, non abbiamo ecceduto 10 sterline) ed è lì che ho realizzato che prima mi stavano facendo vincere.
Non capivo “come” potessero lasciarmi vincere. Pensavo: le carte sono casuali, come ci può essere dell’abilità? Ma sapevo, sapevo che c’era dell’abilità, solo non capivo come entrasse in gioco.
Dopo che sono tornata sono riuscita in qualche modo a far cambiare idea a mio marito e ora ci troviamo con un paio di amici abbastanza regolarmente a giocare. La mia missione è di “imparare”. Voglio diventare brava, voglio giocare per soldi.
Qualcuno ieri si domandava se ci fosse dell’abilità coinvolta, e disse che non era ovvio come per altri giochi, ad esempio il Ramino. Alcune persone sembrano pensare che non ci sia alcuna abilità coinvolta, ma solo fortuna.
La Fortuna. La Fortuna mi crea dei problemi. Mio padre, io stessa e probabilmente uno dei miei figli siamo quelli che definiresti normalmente fortunati. Posso sicuramente dirlo di mio padre e di me, siamo stati chiamati fortunati molte volte, ed io stessa ho a volte pensato che mio padre avesse qualche sorta di essere protettore, date alcune delle situazioni in cui si è trovato e da cui è uscito. Sono stata chiamata fortunata con profondo, profondo risentimento. La maggior parte delle persone che mi ha chiamato fortunata con risentimento non sa che io so che lo facessero.
L’altro mio figlio trovava quadrifogli come gli altri tirano su le margherite. Anch’io. Quando ci ricordiamo di guardare per terra, naturalmente.
Non esiste la fortuna. Esiste che la parola fortuna venga usata per definire un’abilità, l’abilità di giocare al meglio qualsiasi carta ti venga data in modo inventivo e con coraggio. È per questo che il poker è un gioco che si gioca con fortuna. È un gioco dove il vincitore è quasi sempre qualcuno che ha coraggio, che prende qualsiasi cosa la vita gli butti addosso e prende decisioni istantanee e istintive su quello che farà con quei pezzetti.
Ci dev’essere meticolosità nello studiare gli altri, nel comprendere cosa sta succedendo sul tavolo e nella gente intorno a te. Quindi, oltre ad un’abilità di giocare qualsiasi cosa la vita (e quello che dà le carte) ti butta addosso, ci dev’essere un’abilità e naturalmente una volontà di studiare le persone, devi essere un osservatore, devi buttare fuori le tue antenne sonda e poi, finalmente, al livello più alto, devi riuscire a fare tutto questo e allo stesso tempo mostrarti agli altri come ti aiuta di più.
Penso inoltre che il Poker si debba giocare con soldi veri, mio marito aveva ragione. Forse non mentre stai imparando le regole di base, ma appena hai bene in mente le regole dovrebbero essere soldi veri perché se non hai nulla da perdere, quella parte del tuo cervello che risponde prontamente, quel istinto di sopravvivenza che ti rende “fortunato”, non entra in circolo.
Il poker è una forma di meditazione che mi permetterà di usare meglio e dirigere bene la mia “fortuna”.
Per quanto riguarda se puoi “dare” fortuna ad altri, ne parleremo un altro giorno.

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One thought on “On luck and poker

  1. Che bello Vale 🙂 concordo su ogni parola. A parte che non ho mai giocato a poker. Approfittavo della sera del poker per contemplare il mio amore adolescenziale, impegnato a giocare. Che a pensarci ora, mi viene da ridere. Mi serviva proprio poco per un’ infatuazione 🙂

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