Una pausa lirica

We were never as happy as we were before, in that time in our minds that might be an ancestral memory, or may never have happened.When we lived in a  tribe, when all those you knew where there with you everyday, every night, when those you liked and those you didn’t, those who hated you and those you loved, they were all there. Dealing, coping, enjoying, being. When meeting someone that surprised you was a rare occurrence because he or she probably came from another tribe. When someone you loved leaving meant a painful tear, due to either death or huge displeasure within the tribe or a marriage, where he or she would join the new tribe. There may have been the occasional component who left the tribe, just to travel, and wander. But he or she would always come back to that tribe, and tell his or her tales of wandering and discovery, and be listened to wide-eyed by children with shiny excited eyes or by elder with pipes who nodded and smiled, happy for this evening’s entertainment being better quality than usual.
We were never as happy as that, and it could be because we were never like that. It could be this is a fantasy of mine, too many books read.
I spent my life trying to create that tribe. A place where even the differences were, had to be, smoothed out. Perhaps by those wiser than us. Where different skills and different ways of approaching life were simply used to the advantage of the tribe, and not to justify discord and disagreement and breaking up of the fragile threads that unites us, in a vague and distorted memory of what once was, but perhaps never really was.
It was never easy. It was never easy to go away from anywhere, and at the same time it was never easy to have stayed as long as I did. Who would I fare in tribe? Would I have been the one who regularly set out on her travels? Probably. Would they have welcomed me back and listened to my stories? Would anybody have occasionally joined me and would the tribe accept and love this fact or would they hate me for it, for taking people away with me, for leaving them behind, for not accepting and sharing and getting used to people’s constant presence and actually enjoying it. There is no way of knowing.I am now looking for another place. Another house. It is justified by so many variables. What I wanted was not to  move until I was moving into MY new house. A house I bought. The only house I ever bought was through most horrendous deception by what I considered a friendly person, not a friend, but there you go. You know, one of those people you inherently trust. Stupid me, what a disaster that was.So now I had hoped I would just stay put, in my pretty house with its red door, until somehow I managed to go into the house I bought.
The idea of looking for a new house, once again, in a  completely new area, quite a way from here, drags inside me like a heavy, slimy water snake. I am trying to grab it and move it along inside me, make things happen, but I just can’t get a hold on this thing, and have no arguments to make it go back into its murky swamp.

 

Non siamo mai stati tanto felici come lo eravamo un tempo, in quel tempo nelle nostre menti che potrebbe essere un ricordo ancestrale, o potrebbe non essere mai successo.Quando vivevamo in una tribù, dove tutti quelli che conoscevi erano li tutti i giorni, tutte le notti, quelli che ti piacevano e quelli che non ti piacevano, quelli che ti odiavano e quelli che amavi , erano tutti lì. Negoziando, affrontando, godendo, essendo. Quando incontrare qualcuno che ti sorprendesse era una rara occorrenza perché lui o lei probabilmente arrivava da un’altra tribù. Quando qualcuno che amavi che se ne andasse era uno strappo profondo, dovuto alla morte o a un terribile dispiacere nella tribù oppure un matrimonio, dove lui o lei sarebbe andato verso una nuova tribù. Poteva esserci il componente occasionale che lasciava la tribù, solo per viaggiare, e perdersi in giro. Ma lui o lei sarebbe sempre tornato a quella tribù, e avrebbe raccontato le sue storie di scoperta ed esplorazione, e sarebbe stato ascoltato da bambini con gli occhi lucidi e sgranati o da anziani con le pipe che annuivano e sorridevano,  felici che l’intrattenimento di quella sera fosse stato cosi facilmente assicurato. Non siamo mai stati felici come allora, e potrebbe essere perché non simo mai stati cosi. Questa potrebbe essere una mia fantasia, troppi libri letti.
Ho passato la mia vita a cercare di creare quella tribù. Un posto dove anche le differenze erano, dovevano essere, risolte. Forse da quelli più saggi di noi. Dove diverse abilita e diversi modi di affrontare la vita erano semplicemente utilizzati per il vantaggio della tribù, e non per giustificare il la discordia e il disaccordo e la rottura dei fragili fili che ci uniscono, in un vago e distorto ricordo di cio; che era un tempo, ma probabilmente non e’ mai stato.Non e’ mai stato facile. Non e’ mai stato facile di andarmene da qualsiasi luogo, ma allo stesso tempo non era mai stato facile stare quanto ero stata. Come starei in una tribù’? Sarei stata quella che regolarmente andava a fare i suoi viaggi e le sue esplorazioni? E’ probabile. Mi avrebbero riaccolta ed ascoltato i miei racconti? Ci sarebbe stato mai qualcuno che si sarebbe occasionalmente aggiunto a me per un viaggio e la tribù, avrebbe accettato e amato questo fatto o mi avrebbe odiata per esso, perché portavo via la gente con me, perché li lasciavo indietro, perché non accettavo e non condividevo, non abituandomi alla presenza costante delle persone e trovandola cosa gradita. Non c’è modo di saperlo.Ora stiamo cercando una nuova casa. E’ giustificato da cosi tante variabili. Quello che volevo era di non spostarmi (di nuovo) finché mi stessi spostando nella MIA nuova casa. Una casa che avessi comprato. L’unica casa che ho mai comprato era stata comprata attraverso il più orribile inganno da una persona che reputavo amichevole, se non amica, ma ecco. Sai, una di quelle persone di cui ti fidi di istinto. Che idiota, che disastro era stato quhttps://unlooping.wordpress.com/wp-admin/post-new.phpello.

Quindi ora avevo sperato di poter stare ferma, nella mia bella casettina con la porta rossa, finché in qualche modo mi sarei trasferita nella casa che avrei acquistato.
L’idea di cercare una nuova casa, ancora una volta, in un’area completamente nuova, ben lontana da qui, si trascina dentro di me come un pesantissimo, scivoloso serpente d’acqua. Sto cercando di afferrarlo e di farlo spostare dentro di me, per far succedere le cose, ma non riesco ad afferrare questa cosa, e non ho argomenti per farlo tornare nel suo pantano oscuro.

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