Ironing, a mistery

 Di un’asse da stiro e un capanno.

Contesto

Tornata fresca fresca da quasi un mese di vacanza, avendo chiacchierato poco prima di partire con un’amica di vecchia data ritrovata, che al contrario di me è una superstar dell’ordine e della pulizia, avevo le idee molto chiare su quel che avrei fatto.

Volevo riordinare la casa, mettere in ordine gli armadi, trovare un sistema di pulizia che funzionasse. Parlerò anche di questi, ma lì per lì, l’altro giorno, la mia missione fu: tirare fuori l’asse da stiro e stirare almeno quelle poche cose che in effetti beneficiano molto dello stiraggio. Anche perché, siccome la semplice ma eccezionale verità che piegare bene i vestiti nell’armadio genera più spazio nell’armadio era una stata come un’epifania per me, ho anche capito che l’unico modo di piegare davvero bene alcune cose è stirando. Quindi ecco, ho deciso che avrei fatto pace col ferro da stiro e che avrei trovato un momento per stirare.

Quindi, la prima parte della missione era ritrovare il ferro da stiro. Per fortuna mio marito aveva messo a posto il capanno in giardino mentre ero in vacanza, e quindi il ferro da stiro l’ho individuato subito: nuovo di pacca, ancora nella sua bella scatoletta, con tanto di scontrino per garanzia ancora inserito (acquistato nel 2007, scadenza garanzia 2010. Vabbeh). Per quanto riguarda l’asse da stiro la storia è stata diversa. Mio marito l’aveva giustamente considerato uno di quei pezzi che metti via perché non puoi buttarli ma non li userai MAI. Quindi sbuffa a e sposta, manovra e dopo 20 minuti sono riuscita a tirarla fuori dal fondo del capanno. Asse anche mezza rotta: mi e’ rimasto in mano il vassoio di ferro su cui si appoggia il ferro.

Avevo due capi da stirare, e un piano: ho pensato, se stiro sabato mattina presto, quando io di solito sono sveglia ma tutti dormono, e io vorrei pulire e passare l’aspirapolvere ma non voglio svegliare gente, posso stirare quelle due o tre cosine ed ecco ho finito.

Avevo per l’occasione una camicia di cotone nera di K., mio figlio sedicenne, e un maglioncino, sempre suo, di un materiale che non avevo ancora ben capito. Attacco prima la camicia.

Premetto che stirare per me è sempre stato un po’ come la matematica: mi piace farla, ma la faccio sbagliata.

Le camicie sono quelle che di solito riescono a farmi spazientire di più. E questo nonostante un paio di volte mia madre me l’abbia anche fatto vedere, come stirarle, ma non c’è’ stato verso. In media potrei passare 30-45 minuti per camicia. Perché, cosa succede: stiri un lato e l’altro si è piegato, stiri la parte dove ci sono i bottoni ma è tutta bombosa, non dritta. Stiri il colletto e le parti ampie e la manica e poi però le aree di unione di tutto questo rimangono sgualcite, e ora che il resto è stirato si nota peggio di prima!
Mi ci metto. Stiro su e giù, passo e ripasso, maledico e stramaledico il ferro da stiro che dichiara di essere “vapore non gocciolante” e invece nonostante il tasto superiore sia su “vapore” sta gocciolando che ormai la camicia è più bagnata di quando era appena uscita dalla lavatrice. Arrivo alla manica e… sento la puzza.
Ebbene si, si vede che il lavaggio ecologico a 40 gradi non e’ stato sufficiente a levare il sudore di un ragazzo sedicenne. Ho un vago ricordo di mia madre che mi dice di non stirare mai le cose sporche, perché poi il sudore rimane fissato per sempre, e quindi dico ok, niente di male, così si impara, la metto via a lavare nuovamente e passo al maglioncino.

Per il maglioncino vedo che il ferro non ci si muove sopra, faccio un’enorme fatica a muoverlo. Controllo l’etichetta, la quale dice “lava come fosse lana”. Cerca cerca e trovo la risposta all’altra domanda: ok lavo come lana (troppo tardi comunque), ma come ti stiro? E vedo che e’ 100% acrilico. ACRILICO??? Ero convinta che fosse cotone! Allora vado sul ferro da stiro, e giro la rotella su… e vedo che la rotella non era su cotone e quindi vapore, ma era su nylon, e forse era per quello che gocciolava? Provo, e in effetti ora si che vedo vapore. Ok mi dico, quindi ci sono due posti dove dirgli che vuoi il vapore, tutto ok, si impara ancora. Ma per il maglioncino allora dico ok allora leva il vapore qua, e leva il vapore là, e metti su nylon e sintetici, visto che non c’è l’opzione acrilico.

Stira stira, e il maglioncino risultante a me pare molto molto più sgualcito e rovinato di prima.

Ecco, risultato quindi maglioncino messo nell’armadio del ragazzo dove magari non lo vede, perché è diventato bruttino, e camicia nera rimessa a lavare, stavolta con temperatura più alta. Ma almeno, non si possa dire che non ci ho provato. Sabato prossimo mi butto di nuovo.

 Of an ironing board and a shed.

Context

(I tried finding a picture of someone ironing that would remind me of me, but failed miserably)

After a month’s holiday, having chatted just before leaving with an old newly re-found friend, who contrarily to me is a superstar of tidying and cleaning, I had very clear ideas about what I was going to do when I got back.

I wanted to tidy up the house, rearrange the wardrobes, find a cleaning system that would work. I’ll speak of these too, but there and then, the other day, my mission was: take out the ironing board and iron at least those few things that actually benefit a lot from ironing.  Also because, since the simple but shattering truth that folding clothes well generates more space in the wardrobe had been rather like an epiphany for me, I also understood that the only way to fold certain things well is by ironing them. So yes, I decided I would make peace with the iron and I would find a moment to do some ironing.

The first part of the mission was finding the iron. Fortunately my husband had tidied the shed in the garden while I was away on holiday, so I immediately saw the iron: brand new, still in its lovely box, with its receipt and warranty still inside (purchased in 2007, warranty expired 2010. Ah well). The ironing board was a different story. My husband had quite understandably considered it one of those items that you cannot throw away but you will NEVER use. So grunt and shove, and haul and finally after 20 minutes I managed to get it out of the bottom of the shed. The steel tray on the side where you rest the iron was broken but otherwise the board was ok.

I had two items to iron, and a plan: I thought, if I iron early Saturday morning, when I am normally awake but everyone else is asleep, and I am fretting because I’d like to hoover and I can’t wake up people, I could iron those two or three things and it’s done!

I had, for this occasion, K., my sixteen year old son,’s black cotton shirt and one of his jumpers, of an as yet unidentified material. I attack the shirt first.

I’d like to point out that ironing, for me, was always a bit like Maths: I love doing it, I just do it wrong.

Shirts were always some of the hardest. And this despite the couple of times my mother actually showed me how to do it, but there was just no way. I could spend on average 35-45 minutes on each shirt. This is what happens: you iron one side, the other crumples, you iron the part with the buttons but it ends up all bumpy, not straight. You iron the collar and the wide parts and the sleeves but then all areas keeping these together are all crumpled and now that the rest is ironed you notice them even more!
I get started. I iron up and down, I pass and pass again, I curse and damn the iron which states it is “non-drip steam” but it’s dripping so much the shirt was never this wet when it left the washing machine. I get to the top of the sleeve and… it stinks. Yes, apparently the environmentally-friendly wash at 40° wasn’t enough to remove teenage sweat. I have a vague memory of my mother telling me never to iron dirty clothes, because otherwise the sweat will stick on it forever, so I say ok, no problem, good learning experience, and I put it away to wash again and move on to tackle the jumper.

With the jumper, I see that the iron doesn’t run across it, it becomes a real effort to move it. I check the label, which says “wash as wool”. Ok but what IS it? I find the other label, and it tells me it’s 100% acrylic. ACRYLIC?? I was sure it was cotton! So I go on the iron to change the dial and… I realise it was never on cotton/steam in the first place: it was on nylon, and perhaps that’s why it dripped? I try, and indeed now I can see proper steam. Ok I say to myself, so there are two places where you tell the iron you want steam, it’s ok, more lessons. So for the jumper I tell myself ok, take away steam from there, take away steam from here, and put it on nylon and artificial fibres, since there is no acrylic option, and go.

I iron, and the resulting jumper seems to me much more crumpled and miserable looking than before.

The result was that the jumper was placed in the boy’s wardrobe in a a place where he may not come across it too often, because it has become a little ugly, and the black shirt back in the dirty laundry basket, to be washed again at a higher temperature this time. Next Saturday I’ll have another go.

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8 thoughts on “Ironing, a mistery

  1. Ahahaha! Numero 1: leggendo il testo in inglese con traduzione accanto, mi riprometto di imparare un po’ di inglese. “Ironing” mi suona buffo, ha una connotazione eroica che in italiano si perde, tutta colpa di Ironman. Però mi piace l’idea di stirare con la tutina da supereroe.
    Numero 2: Noooooo lavare lavare abiti neri sopra i 40°!! Si scoloriscono e ingrigiscono tutto il resto, se non hai diviso bene i colori!! Il sudore ogni tanto lascia l’odore, pazienza. Ci sono detersivi apposta, che promettono di portare via gli odori, oppure, per sicurezza, prima del lavaggio puoi strofinare la zona con un po’ di sapone di marsiglia o con un po’ di detersivo. Essendo grandi i ragazzi, dovrebbero imparare a farlo loro… Personalmente non sto tanto lì a guardare: se sento cattivi odori, rilavo e buonanotte. 40° gradi possono bastare.
    Tuo marito non lo ammetterà mai, ma andava a lamentarsi dalla mamma quando la maglietta non era stirata abbastanza bene o quando le sue cose preferite non venivano lavate per tempo.

    I maglioni sono l’unica cosa che non stiro: se li stendi bene senza mollette, quando li pieghi sono perfetti. Nel caso dell’acrilico, se ti venisse voglia, potresti riprovare con una temperatura bassa bassa. Prima inumidisci un po’ e poi riprova. Le cose sintetiche me le tengo sempre per ultime, metto la temperatura bassa bassa, oppure, addirittura stacco il ferro, se ho una cosina sola.

    Stirare è una di quelle cose che si imparano facendole, inutile guardare qualcun altro. Ad ogni modo, una volta in una puntata di Big Bang Theory, ho visto Sheldon usare questo sistema:

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    1. Grazie anche a te! E si, P. nega, ovviamente 🙂
      Non corro il rischio di improvvisamente voler stirare tutto, giusto quelle poche cose… grazie dei consigli!
      E…

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  2. Ho la soluzione al problema sudore su camicie!
    Tira bene la stoffa sull’asse per stirare sotto la manica, spruzza Febreze (o altro prodotto liquido che elimina gli odori – non nebulizzato però, è importante che bagni la stoffa) e poi passa il ferro fino a quando non si asciuga. Non tenere il ferro sempre lì ma fai delle micropause per non far surriscaldare la stoffa. Funziona, anche se non è previsto da nessuna parte che il Febreze venga usato così. Lo uso però da anni e per ora non ha avuto controindicazioni.

    Altro trucchi per stirare bene le camicie:
    – prima di stirare la camicia appendila sull’asse e spruzzala di amido (tipo Stira e Ammira, per intenderci – ma ci sono marche migliori che costano meno) su tutto l’esterno ma senza esagerare.
    – il vapore aiuta a distendere le pieghe però i risultati migliori si ottengono facendo ben asciugare la stoffa prima di procedere. Io quindi, prima di passare alla sezione di camicia successiva, passo prima premendo il tasto del vapore e poi solo con il calore del ferro. La stoffa diventa più rigida e quando la maneggi per stirare il resto regge molto di più.
    – resisti il più possibile alla tentazione di premere il ferro. L’ideale è tenerlo sempre quasi sollevato, deve sfiorare la stoffa (con grande gioia delle braccia). Se premi la stoffa viene più liscia, al tempo stesso però incrementa vertiginosamente la probabilità di ottenere pieghe che non scompariranno fino al prossimo lavaggio (soprattutto con tessuti elastici o – maledetti – a costine).
    – ognuno ha il suo iter per la stiratura delle camicie. Io prima stiro il lato con i bottoni (basta anche solo la colonna con i bottoni) al rovescio, in modo da poter premere senza avere l’intralcio dei bottoni (che sono fabbriche di pieghe). Poi faccio lo stesso con la colonna delle asole. Poi torno a stirare dritto: riprendo la parte con i bottoni e stiro la parte alta del torace, poi la parte bassa, poi sotto la manica, poi l’angolo in alo della schiena, la parte bassa, la parte centrale (alta e bassa) della schiena, poi l’altro angolo alto e la sua parte bassa, l’altro sottomanica, l’altra parte alta del torace, l’altra parte bassa. Poi passo alle spalle, la parte superiore che va dal colletto all’attaccatura della manica, stirando prima una spalla e poi l’altra. Poi stiro la manica opposta alla spalla appena stirata (così lascio ancora un po’ di tempo alla stoffa per irrigidirsi), stirando prima il polsino e poi il resto, e poi l’altra. Per ultimo il colletto, al rovescio (così se anche vengono pieghe non si vedono 😉 ).
    – appendi le camicie chiudendo almeno il primo bottone del colletto, meglio ancora tutti i bottoni (o uno sì e uno no).

    Spero che tra queste cose ci sia qualcosa che può esserti utile! 🙂

    Un bacio

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    1. Fantastica! Non credo che riuscirò subito ad implementare tutto, ma piano piano… e proverò la dritta del febreze ed equivalente! Grazie!

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