Of a housewife who didn’t know how desperate she was


 Di una casalinga che non sapeva quanto fosse disperata.

Prima un po’ di contesto:
Mia nonna faceva la cuoca, ma credo soprattutto per potersene andare di casa a vivere all’estero ed essere indipendente. Non so molto altro di lei.
Mia madre, quando conobbe mio padre, lavorava in una casa di moda a Roma (non so a far cosa). Quando si trovò ad andare a fare la casalinga nella selvaggia Australia per seguire il lavoro di mio padre e a fare figli non era la donna più felice del mondo. Pensando di aver finito, dopo qualche anno si trovò invece a tornare in Nuova Zelanda, con un bebè di due mesi (io) e poca, pochissima voglia di fare la mamma casalinga.
In tutti gli anni e i viaggi che seguirono (dopo 5 anni in Nuova Zelanda, ce ne sono stati 5 in Venezuela, 2 in Peru, poi Norditalia: lei rimase lì mentre io proseguii per le Filippine, indietro in Italia, gli Stati Uniti, Londra, indietro in Italia, Londra, Italia, la Spagna, Italia, poi mia madre morì e io andai in CentroItalia, poi Norditalia nuovamente, poi Inghilterra, Nord e Sud), mia madre non mi ha mai, mai insegnato a fare NULLA. Avevamo spesso donne di servizio, fino all’Italia almeno, e in Italia in effetti la casa era sempre in ordine e pulita (non camera mia), e mia madre mi faceva aiutare in casa, ma mai insegnandomi come fare. Una volta le chiesi di farmi vedere come piegare quelle benedette lenzuola con gli angoli, ma lo fece così di corsa e solo una volta e non ho quindi trattenuto questa conoscenza.

Questa è la mia scusante. Tenetela presente nei post a venire.

Altro contesto: da quando sono arrivata in Italia la prima volta (nel 1982) mi sono scontrata contro la realtà espressa persino sul mensile Focus (1), dove “alcune ricerche” dimostrano che le donne italiane sono quelle, al mondo, che passano più tempo dietro ai lavori domestici.

Se siete mai stati in una casa italiana, sapete che è vero. Le case italiane sono sempre pulite, arieggiate, fresche, ordinate e generalmente perfette. Solo in rari casi non è stato cosi e quelle donne (chissà se sanno chi sono) le ho sempre amate moltissimo per questo.
Quello che sicuramente chi non è italiano non sa, è che lo stato della tua casa, se non risponde a questi altissimi standard, ti porterà addosso giudizi, accuse, pregiudizi e commenti come se piovesse.
Qualche volta scherzosi, spesso cattivi.
Se fossi stata davvero straniera, probabilmente sarei stata perdonata più facilmente. Invece, essendo nata a Roma, parlando italiano e possedendo un cognome italiano, alla meglio vengo presa in giro, e alla peggio accusata di cose che non posso nemmeno ripetere.
Diciamo solo che a sentire le storia attraverso gli anni di come vengo raccontata agli altri da gente che in faccia mi sorrideva e mi complimentava, io sono tutte le casalinghe disperate messe insieme, più chiaramente, una che vive in un porcile: una donna con mille amanti, figlia abbandonati a se’ stessi, e chissà come mi guadagno veramente il pane.

Ecco quindi che questo blog cambia direzione, e pur rimanendo un esercizio di traduzione veloce (perché in realtà non sono una casalinga, bensì una traduttrice che lavora da casa, che ha, per fortuna, un marito assolutamente autosufficiente oltre che fighissimo, ma anche tre figli, due gatte e un grosso cane. Vorrei dedicarlo alle mie paradossali avventure alla ricerca della casa perfetta.

Vedete, un altro dettaglio che sfugge a queste donne, è che io sono un esteta. Io AMO una casa pulita e ordinata. In parte una vita in case in affitto, in parte una mancanza di mobili appropriati e mezzi economici, e sicuramente una mancanza di addestramento, hanno significato che fosse difficile ottenerla. Qualsiasi consiglio, trucco, o considerazione per raggiungerla sono SEMPRE benvenuti. Solo per favore, non ditemi che sto andando benissimo per poi malignarmi dietro, ok? Grazie 🙂

In cambio, continuerò’ a postare le meravigliose ricette della nonna di mio marito, ogni volta che potrò.

Of a housewife who wasn’t aware of how desperate she was.

A little context first:
My grandma was a cook, but I believe she did it mostly so she could get out of the house, go abroad and be independent. I don’t know much else about her.

When my mum met my dad, she worked in a fashion house in Rome (not sure doing what). When she found herself going to become a housewife in wild Australia to follow my Dad’s work and make children she wasn’t the happiest woman in the world. When she thought she’d finished, she found that instead they were going back to New Zealand this time, with a tiny baby (me) and precious, precious little will to be a housewife and mum.

In all the years and travels to come (after 5 years in New Zealand, there were 5 in Venezuela, 2 in Peru, then Northern Italy: she stayed there while I continued onto the Philippines, back to Italy, the States, London, back to Italy, London, Italy, Spain, Italy then my mum died and I went to Central Italy, then back to Northern Italy and finally England, North and South), my mother never, never taught me to do ANYTHING. We often had maids, at least until Italy, and even in Italy in fact the house was always tidy and clean (not my room), and my mother made me help out in the house, though never teaching me what to do. Once I asked her to show me how to fold those blasted sheets with corners, but she did it quickly and only once and I never held on to this knowlegde.

This is my excuse. Keep it in mind in the posts to come.

Other context: since I arrived in Italy the first time (in 1982) I clashed against the reality described even in the monthly Focus (1), where “some research” shows that Italian women are those who spend the longest time doing house chores in the world.

If you’ve ever been in an Italian house, you know it to be true. Italian houses are always clean, airy, fresh, tidy and generally perfect. Only in very rare cases it wasn’t like that and I always loved those women (I wonder if they know who they are) a lot for this.
What those who are not Italian almost certainly do not know, however, is that the condition of your house, if it does’t comply with these exacting standards, will lead to bucketfuls of judgements, accusations, prejudices and comments raining down on you.
Sometimes jokey, often very nasty.

If I had been properly foreign, I might have been forgiven more easily. Instead, having been born in Rome, speaking Italian and with an Italian surname, at best I am teased, at worst accused of unrepeatable things. Let us just say that the stories I have heard told about me from people who smiled and complimented me to my face, are those of all the desperate housewives put together, plus, of course, one that lived in a pigsty: a woman with countless affairs, children abandoned to themselves, and who knows how I really earned my bread.

Here’s therefore my blog changing tack, and though remaining an exercise in speed translation (because, actually, I am NOT a housewife, but rather a translator who works from home, who is lucky to have an absolutely self-sufficient and supercool husband, but also three children, two cats and a large dog. I wish to dedicate it to my disparate adventures in search of the perfect home.

You see, another detail that escapes them, is that I am an aesthete. I LOVE a tidy, clean house. Partly a life of renting, partly the lack of appropriate furniture and financial means, and definitely the lack of training, have all meant that it is not easy to achieve it. This is my quest for it. Any advice, tricks, tips to achieve that are ALWAYS welcome. Just please, don’t tell me I’m doing fine and then go and slag me off. Ok? Cheers 🙂

In exchange, I will carry on posting my husband Grandma’s wonderful recipes every chance I get.

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5 thoughts on “Of a housewife who didn’t know how desperate she was

  1. mi spiace che ti faccia arrabbiare queasta cosa, ma non me la prenderei troppo a cuore (boh capitasse a me farei più o meno così, credo). se ci sono persone che si comportano così, o sono state fraintese e/o mal riferite queste parole, oppure non hanno capito che tipo di persona sei.

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    1. La seconda e’ davvero dura eh. Lo capisci dopo 5 minuti che tipo di persona sono. A meno che tu proietti quello che c’è’ dentro di te. In quel caso non posso essere responsabile di ciò che vedono.
      In ogni caso ho deciso che invece di soffrirci (nella vita, mi ha causato molte cose spiacevoli), mo’ ci rido sopra (hence the blog’s new direction :))

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