Wilfulness/caparbietà

I was never one for sacrifice.

I remember friends in a student hall room long ago, telling me what wilful meant, how wilful I was, and desperately trying to convince me it was a bad thing.

I couldn’t understand how, assuming you were always careful not to go against others, it could possibly be wrong to fight to get exactly what you wanted.
The idea that I should give up anything for reasons I couldn’t comprehend was beyond me. Everything I did, I did because whatever I was doing, was better than what I was doing before, for whatever reason. I was never, ever one for sacrifice.

When I was young, single and comely, things were of course easier. I may not have realised it quite so much then, but being agreeable to men helps. A lot. I had little support from women, who thought I was out to get their men…: I never was, I never took another woman’s man, not unless he left her first and wasn’t hers any-more anyway, of course.

Growing up means letting go, little by little, of most stuff. As the kids are little, you can still put them first always, and have plenty of room to manoeuvre. As they grow, you put yourself aside more, and more more, and more. Because it’s only fair, it’s their turn, and they should do as much as they can to get what they want, and I like to help them with that when I can. But then as time goes by you realise it’s not just your kids that put themselves first (which is fine, it’s how it should be) it’s other stuff you always humphed at: money, time restraints, work. And if getting what you want involves other people, it becomes their money, their time restraints, their partners and kids. Adding all these variables together means that 123456, ooops suddenly there are too many elements preventing you from doing what you want.

I always thought I was too fiery to let things that I didn’t consider important, such as time restraints, money, other people’s opinions get in the way of what I wanted. So long as I wasn’t hurting anyone, why on earth should I be denied what made me happy?

It’s not like that though, you find out later. You find that it becomes constantly a matter of choice. Yes, of sacrifice. You want this and that and the other? Well I used to have this and that and the other, because I fought for them all. Now, it’s either this, or that, or the other. And neither of them are left behind without tears and an inner spoil little me shouting and stomping it’s not fair! it’s not fair! it’s not fair! Of course it’s not fair, but you can’t really stomp any more so much, can you? Stomping never did anybody any good. So, sacrifice it is. Slow, and meditated, and deliberate. With many confusions, and changes of mind, and weighing ups along the way. So unlike me. But here I am, at 40, learning that mysterious art: sacrifice. I was 30 when I learnt jealousy, which I could never fathom nor comprehend before. Guess I am slow learner!

Anyhow, so, today, out of sheer spite, instead of leaving pretty flowers as they are in the field, like I’ve always done, today I saw these poppies and TOOK THEM. Yes, uncaring, daring, in your face, I took them, and brought them home, and they won’t last long, but my aren’t they pretty while they last.

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Non sono mai stata una che si sacrifica.

Ricordo amici in una stanza da studenti molto tempo fa che mi spiegavano cosa significasse “wilful” (caparbio, letteralmente pieno di volontà, ma ha connotazione negativa in inglese) quanto io lo fossi, e disperatamente cercavano di convincermi che fosse una cosa negativa.

Non capivo come, sempre che fossi attenta a non fare male a nessuno, potesse essere sbagliato lottare per avere esattamente quello che vuoi.
L’idea che io dovessi rinunciare a qualsiasi cosa per ragioni che non potevo comprendere era aliena a me. Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto perché era meglio di qualsiasi cosa stessi facendo prima, per qualsiasi ragione. Non sono mai, mai stata una per il sacrificio.

Quando ero giovane, single e carina, le cose erano più facili ovviamente. Magari non me ne rendevo conto proprio cosi tanto allora, ma piacere agli uomini aiuta. Un  sacco. Ho avuto poco supporto dalle donne, che temevano portassi via i loro uomini….: Non ci ho mai provato, non ho mai preso l’uomo di un’altra donna, non a meno che lui l’avesse già lasciata e in quel caso non era più suo in ogni caso, naturalmente.

Crescer vuol dire lasciare andare, poco a poco, la maggior parte delle cose. Mentre i bambini sono piccoli, puoi ancora metterli sempre per primi ed avere comunque parecchio spazio di manovra. Man mano che crescono, ti fai da parte sempre di più, sempre di più, sempre di più. Perché è giusto cosi’, tocca a loro, e loro dovrebbero fare tutto ciò che possono per avere ciò’ che vogliono, e a me piace aiutarli se posso. Ma man mano che il tempo passa ti rendi conto che non sono solo i tuoi ragazzi che si mettono per primi (che e’ ok, e’ come dovrebbe essere) ma e’ altra roba di cui non t’è mai fregato niente: soldi, tempo che manca, lavoro. E se avere ciò che vuoi include altre persone, devi aggiungere i loro soldi, il loro tempo limitato, i loro compagni e i loro figli.  Se aggiungi tutte queste variabili insieme ti rendi conto che 123456, ops, improvvisamente  ti rendi conto che ci sono troppi elementi che ti impediscono di fare quello che vuoi.

Ho sempre pensato di essere troppo ostinata per permettere che cose che non consideravo importanti, come mancanze di tempo, di soldi, le opinioni degli altri si mettessero tra me e quello che volevo: purché non facessi male a nessuno, perché diamine mi dovrebbe essere negato ciò che mi rendeva felice?

Non è così, però. Ti rendi conto dopo che diventa sempre una questione di scelta. Si, di sacrificio. Vuoi questo, e quello, e quell’altro? Beh io prima avevo questo, e quello e quell’altro, perché lottavo per ognuno di loro. Ora o è questo, o è quello, o è quell’altro. E nessuno viene lasciato indietro senza lacrime e senza una piccola me interiore che sbraita e pesta i piedi e dice non è giusto! non e’ giusto! non e’ giusto! Certo che non e’ giusto, ma ora hai poco da pestare i piedi,no? Pestare i piedi non ha mai fatto bene a nessuno, in ogni caso.

Quindi, ecco il sacrificio. Lento, meditato, e deliberato. Con molte confusioni e cambiamenti d’idea e soppesamenti lungo la strada. Cosi poco da me. Ma eccomi, a 40 anni, ad imparare quella misteriosa arte: il sacrificio. Avevo 30 anni quando ho imparato la gelosia, che non potevo né comprendere né concepire prima. Suppongo di essere una che impara lentamente!

Comunque sia, così, oggi, invece di lasciare i bei fiorellini come stanno, come ho sempre fatto, oggi ho visto questi papaveri che LI HO COLTI. Si, me ne sono fregata, con spavalderia, alla faccia vostra, li ho colti, e me li sono portati a casa, e non dureranno a lungo, ma quanto sono belli però finché durano.

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2 thoughts on “Wilfulness/caparbietà

  1. Ci sono persone (tipo me) che fanno il percorso inverso: sacrificano, sacrificano, sacrificano e poi scoprono da adulte come non farlo. Ma sarà mica colpa anche della cultura cattolica e sessista italiana oltre che del resto? Chissà? Persone come me e te, avrebbero dovuto incontrarsi prima ed influenzarsi a vicenda, magari avremmo capito prima qual è la via di mezzo 🙂
    Non so come funzioni in inglese, ma in italiano la parola “scegliere” ha la stessa radice di “scindere”, in pratica scegliere una cosa implica necessariamente abbandonarne un’altra. O meglio: scegliere una strada implica che non puoi prenderne un’altra nello stesso momento. Mi viene da pensare che in passato le cose che volevi potevi averle tutte perchè era meno complessa la natura delle cose che volevi. Quando cresci diventi una creatura più complessa, con bisogni più complessi, ed è maggiore il numero di variabili da tenere in considerazione…. quindi maggiore anche il numero di compromessi da affrontare. Credo.

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    1. “Ma sarà mica colpa anche della cultura cattolica e sessista italiana oltre che del resto?”
      Direi di si, credo proprio di si.
      Da una parte e’ vero, crescendo più complessa etc. Dall’altra, almeno per quanto riguarda me, in teoria le scelte sono più facili: ci sono le cose assolute: i figli felici, il marito amato. Sono fortunata ad avere questi punti fermi. Poi rimane come gestire quello che sono io, e in teoria levando figli, marito, animali e casa, lavoro per le bollette, non rimane alcuno spazio. O meglio, lo spazio e’ talmente piccolissimo, che ci fai entrare davvero poco e in tempi brevissimi, quindi scegliere che cosa ci metti dentro, in quello spazio minuscolo: sta li’ la difficoltà. Cosa entra in quello spazio piccolo, e cosa no? Che cosa va sacrificato, e quanto rimpiangerò questo sacrificio?

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