Breakfast at the Chemist’s/Colazione dal farmacista

Pain is a curious thing. It is part of our everyday reality just as much as anything else. It is a component of love, of hatred, of hunger, of anything you can think of. Even joy can sometimes hurt. It is rarely a dominant factor though. When it is, we tend to not talk about it, to hide it, to curl up on ourselves, as they say? Maybe, I think mostly there is a restraint of talking to other people about it, because I suppose people don’t really know how to react to it, so we spare them and don’t talk too much about it. We say we have pain, and leave it at that.
I woke up this morning in pain. My right breast is burning up, and almost as a joke, because I had the daring to think how happy I was to finally have a diagnosis for my condition, which is HMS (Hypermobility syndrome), the burning-woodnail-through-the-foot pain that greeted me in Yorkshire a few years ago and stayed for months and months destroying one of two wonderful things I could do in Yorkshire came back.
I am no stranger to pain, but there is a quality to it we often forget: pain remembers pain. Or perhaps I should say pain recalls pain. As well as physically sometimes, like in the case of the foot (or that could just be because I transferred my computer and desk back downstairs, despite the breast pain, and my foot didn’t like it), strong pain recalls the pain from other occasions. Have you ever had an abortion without anaesthetic? It hurts. Do you have a pain in your inventory you can assimilate to “having your insides ripped out”? I do. Also, I was reminded this morning of the pain, both physical and psychological, of being methodically beaten up. Its precise quality, flavour, points in the body that pulsed, and in that mirror of our psyche that is the physical heart, and the stomach.
I don’t know why this morning’s pain decided to recall these two in particular. I could dwell on it and figure it out but that wasn’t my point. My point was pain recalls other pain, like a broken heart is something we can all remember and think back to, and somehow you deal with the new pain in a different way. You know pain must end at some point. You know that this pain, however painful, is not as strong as that pain. So you are able to do more than others with the same pain, because you are reminded there was once pain much greater than the one you are feeling at that moment. Even though the echo of past pain actually exhausts you more, you can bear the new lesser pain but you are more defeated every time.
The curious thing is, others seem to know this too. It’s almost as if you carried a stigma, stating how much you can take, and you are expected to bear that level without requiring too much alleviation or comfort, and move on. That is another curious side-effect of a history of pain, and this applies to both emotional and physical pain. Others may not be aware of it, but they respond to it.

The second curious thing about pain is how sharp it makes you. How fast your thoughts go, how crystalline memories are. I am now befuddled by the painkillers, and despite still feeling pain, I am no longer sharp, and have forgotten what I was about to say concerning the second point. And so I am left with just useless, slightly crowded, perceptions of pain, present and past.

Il dolore è una cosa curiosa. È parte della nostra realtà quotidiana proprio come qualsiasi altra cosa. È una componente dell’amore, dell’odio, della fame, di qualsiasi cosa possiamo concepire. Persino la gioia può alle volte fare male. Raramente è un fattore dominante, però. Quando lo è, tendiamo a non parlarne, a nasconderlo, a farci a palla forse, come dicono? Forse, ma penso che soprattutto siamo restii a parlarne ad altra gente, perché suppongo, la gente non sa bene come reagire, quindi evitiamo loro l’esperienza e non ne parliamo troppo. Diciamo che abbiamo dolore e la finiamo lì.
Stamattina mi sono svegliata col dolore. Il mio seno destro brucia, e quasi come uno scherzo, perché ho avuto l’ardire di pensare come fossi contenta di aver finalmente una diagnosi per la mia condizione, che è HMS (Hypermobility syndrome, in italiano trovo solo questo ma non sembra preciso come l’inglese), il dolore lancinante da chiodo-da-legno-che-ti -attraversa-il-piede che fece la mia conoscenza in Yorkshire qualche anno fa e stette per mesi, distruggendo una delle due cose meravigliose che potevo fare in Yorkshire si è ripresentato.
Conosco bene il dolore, ma c’è una peculiarità di esso che spesso dimentichiamo: il dolore ricorda il dolore. O forse dovrei dire che il dolore richiama il dolore Fisicamente, a volte, come nel caso del piede (ma quello potrebbe essere dovuto semplicemente al fatto di aver traslocato il computer e la scrivania di sotto, nonostante il male al seno, e il mio piede non ha gradito), il dolore forte richiama il dolore da altre occasioni. Avete mai avuto un aborto senza anestesia? Fa male. Avete un dolore nel vostro inventario che possiate assimilare a “come se ti stessero strappando le budella?” Io si. Inoltre, stamattina mi è sovvenuto del dolore, sia fisico che psicologico, di essere sistematicamente menati La sua esatta qualità,l sapore, i punti del corpo che pulsavano, e in quello specchio della psiche che è il cuore fisico, e lo stomaco.
Non so come mai questa mattina il dolore avesse deciso di richiamare questi due in particolare. Potrei soffermarmici e capirlo ma non era quello il punto. Il punto era che il dolore richiama altro dolore, come un cuore spezzato è qualcosa che tutti possiamo ricordare e andare a ritrovare, e in qualche modo gestisci il nuovo dolore in maniera diversa. Sai che il dolore deve finire a un certo punto. Sai che questo dolore, per quanto doloroso, non è forte come quel dolore. Quindi sei in grado di fare di più di altri con lo stesso dolore, perchè ti viene ricordato che una volta c’è stato un dolore ancora più grande di quanto stai sentendo ora. Anche se l’eco del dolore passato in realtà ti rende ancora più esausta, puoi sopportare l’attuale dolore minore ma sei sempre più sconfitta.
La cosa curiosa è che sembra che anche gli altri lo sappiano È come se portassi uno stigma, che dice esattamente quanto puoi sopportare, e ci si aspetta che tu riesca a sopportare quel livello senza richiedere troppo sollievo o conforto, e andare avanti Questo e’ un altro curioso effetto secondario di un passato di dolore, e si applica sia al dolore emotivo che a quello fisico Gli altri magari non se ne rendono conto, ma agiscono di conseguenza comunque.
La seconda cosa curiosa del dolore è quanto ti rende allerta. Quanto viaggiano veloci i tuoi pensieri, quanto siano cristallini i tuoi ricordi. Ora inizio ad essere confusa dagli antidolorifici, e anche se ho ancora dolore, non sono più allerta, ed ho scordato quel che stavo per dire. E così rimango con inutili, vagamente ingombranti, percezioni di dolore, presente e passato.

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7 thoughts on “Breakfast at the Chemist’s/Colazione dal farmacista

  1. Fai le cose lentamente e prenditi cura di te. Guarda che se non lo fai, le cose possono andare peggio e hai la responsabilità di stare bene nei confronti delle persone che ti vogliono bene. Cerchiamo di imparare da quel che ci è successo. Amo moltissimo il consiglio di Marina, lo seguirei al volo al posto tuo. Una mia amica, guarita da un carcinoma, trae molto beneficio dal qi gong.

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    1. Il qi gong è una cosa che mi ha sempre attratto. Ora vediamo che dicono tutti questi test, poi quest’estate voglio riuscire ad andare al mare, con i più piccoli, se P. non si sente troppo solo, e quello può solo farci bene. E pian piano cambieranno le cose, sì.

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  2. Ma non c’è niente con cui ti possa curare a parte antidolorifici? Divido lo studio con un agopunturista, fa terapia del dolore, gli chiedo qualcosa? So che il tuo discorso era un altro, però…

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    1. A quanto pare, avevo capito che la fisioterapia aiutasse solo quando hai dolore, invece pare sia un pochino curativo. Intanto ieri ho fatto i raggi-x al piede, da quale spero di partire per un plantare come si deve, visto che al momento ho anche la caviglia e il ginocchio kaput, probabilmente per via dell’automatico tentativo di non mettere peso sul piede. Quando mi arriva l’appuntamento col fisioterapista sentiremo cosa dicono loro. Intanto, mi dico che non avrei comunque tempo di camminare e faccio le cose lentamente. :*

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  3. facciamo che il dolore al seno non lo trascuri per niente e fai una supercorsa da un dottore e a fare una ecografia e una mammografia!
    marina

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