I remember _ Mi ricordo

I remember, suddenly, with a flash, while I listened to Apocolade by George Barnett.

I remembered I was known as, by those who didn’t frown upon me, or didn’t get me, or were scared of me, or called me names, or what have you, I remember I was known for an unbearable, intense, incredible love for life. A friend used to call me “Vita”, and dedicated an old Ligabue song to me, saying I personified it completely.

I used to love Life. I used to grab it and live it and would cry and scream if someone wasted it, and didn’t grab it and live it the way I did. It was the only way possible. And so many friends of mine had died. Some of drugs. Some of accidents. Some adored life and it was taken from them and so I hated, really hated, not so much people who had hurt me (I never hated anyone who hurt me), but those who didn’t live life. They were the only category I despised.

Then being an adult happened, it snuck up on me. I realised I had to put up with those I used to hate, and my natural good-hearted nature would always find “excuses” for them.

We all have a right not to associate with those that disturb us, don’t we? They disturb me. But more importantly, I have stopped. I realise now most of my life had become dedicated to protecting myself from those I despised, and then from those I just didn’t like, or ere in any way a threat to my little tribe. My life had become dedicated to protecting my life, no longer living it as fully because well, my life has become my children and my husband and my pets, and I had to shelter and protect what I had with them.

I associated, unknowingly, my old passion for life with a potential threat to what I had now. I realise that something awful had happened: I was no longer fighting against those who were afraid of me. I was the one who was afraid of me.

I still am. But at least now I’m aware of it and I can see what I can do about it.

I also saw a woman today. The way she held herself, the way she flicked gently her hair from her face as she got back onto her bike, her simple soft clothes, her beautiful soft rounded and yet elegant shape, her foulard, so soft and airy, her hair brushed and well cut.iles away from me.

Some women are goddesses. I wonder if those around them are aware of that.

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Ricordo, improvvisamente, mentre ascolto Apocolade di George Barnett.

Ho ricordato che ero conosciuta come, da quelli che non mi guardavano male, che non mi capivano, or che avevano paura di me, o che mi chiamavano con brutti nomi, ricordo che ero conosciuta per un’insostenibile, intenso, incredibile amore per la vita. Un amico mi chiamava “Vita”, e mi dedicò una vecchia canzone di Ligabue , dicendo che la personificavo perfettamente.

Io amavo la Vita. La prendevo e la vivevo e piangevo e urlavo se qualcuno la sprecava, e non la prendeva e la viveva come facevo io. Era l’unico modo possibile. Molti dei miei amici erano morti. Alcuni per droga, altri per incidenti. Alcuni adoravano la vita ed era stata tolta loro e quindi io odiavo, odiavo davvero, non tanto le persone che mi avevano fatto del male (non ho mai odiato nessuno che mi avesse fatto del male), ma quelli che non vivevano la vita. Era l’unica categoria di persone che disprezzavo.

Poi è successo che sono diventata adulta. Mi ha presa di soppiatto. Mi ero resa conto che dovevo sopportare quelli che odiavo, e la mia natura naturalmente buona non faceva altro che trovare scusanti per loro.

Abbiamo tutti il diritto di non associarci con persone che ci fanno stare male, vero? Mi fanno stare male. Ma, e questo è più importante, io mi sono fermata. Mi rendo conto che la mia vita era diventata dedicata a proteggere, non la vivevo più così completamente come prima perché beh, la mia vita era diventata i miei figli, mio marito, e i miei animali, e dovevo proteggere e curare quello che avevo con loro.

Ho associato, senza rendermene conto, la mia vecchia pasisone per la vita con una potenziale minaccia per quello che avevo ora. Mi rendo conto che qualcosa di orribile è successo: non stavo più lottando contro quelli che avevano paura di me. IO ero diventata quella che aveva paura di me.

Ho ancora paura. Ma almeno ora me ne rendo conto e posso vedere di fare qualcosa al riguardo.

Inoltre oggi ho visto una donna. Il modo in cui si teneva, il  gesto aggraziato con cui ha scostato i suoi capelli dal viso mentre risaliva sulla bici, i suoi semplici morbidi vestiti, le sue forme bellissime e arrotondate eppure eleganti, il suo foulard, così morbido e arioso, i suoi capelli ben tagliati e pettinati e morbidi. Mille miglia lontana da me.

Alcune donne sono dee. Mi domando se quelli che stanno loro intorno se ne rendano conto.

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