On surviving/Sulla sopravvivenza

Being a survivor makes you merciless. Having survived aloneness, paranoia, abuse, poverty, discouragement and whatever else I just can’t think of right now, makes you harsher towards the same people a while ago you would have (and have) given your whole heart to, in trying to help out, listening to, anything. You become practical: can I do anything really practical for you, anything that won’t affect my hard-gained situation for the worst? No? Then I’m sorry: I survived, you learn to survive too.

Of course the worst scenario is when you have a solution, advice for whoever is in a random situation that you might know a way out of, and that’s the best you can do, and it’s no good for them, because they’re different from you or because they’re not in the right place to see it or for any other reason. In that case, I’m fine and carry on with my own life, you will have to find your solution elsewhere.

The old me sometimes pokes her head out and says “but… but… you could do this and this and that! That’s what she is expressing the need for!” And the new me responds, pretty harshly: “oh yes, I could, and I did in the past.. and it was always to the detriment of my own happiness in the end. So, you know what? I survived, alone, in that moment and that one and the other one. She (or he) can too.” You protect those that are part of the circle of your “power”. When they step out, they’re on their own, or someone else’s problem. It’s just economising resources.

Had I read this a while ago, I would have thought: how cynical. I read it now and think: if I had realised all this a few years back, I wouldn’t have wasted more time than I could possibly afford in hopeless ventures.

L’aver sopravvissuto ti rende senza pietà. Aver sopravvissuto alla solitudine, la paranoia, l’abuso, la povertà, lo scoraggiamento e qualsiasi altra cosa a ci non riesco a pensare in questo momento, ti rende più dura rispetto verso le stesse persone per cui in passato avrei (e ho) dato tutto il cuore, cercando di aiutare, ascoltare, qualsiasi cosa. Diventi pratica: posso fare qualcosa a livello pratico che ti aiuti, qualcosa che non incida negativamente sulla mia situazione ottenuta con molta fatica. No? Allora mi spiace, io sono sopravvissuta, anche tu dovrai imparare a sopravvivere.

Naturalmente lo scenario peggiore è quando avresti una soluzione, un consiglio per chiunque sia in una situazione a caso per cui pensi di poter aiutare a uscirne, e quello è il meglio che puoi fare, ma per loro non va bene, perché sono diversi da te o perché non sono nel luogo mentale giusto per vederlo o per qualsiasi altra ragione. In quel caso, io sono a posto e continuo a vivere la mia vita, tu dovrai trovare la tua soluzione altrove.

La vecchia me a volte tira fuori la testa e dice “ma… ma.. potresti fare questo e questo e quello! Questo è quello per cui lei sta esprimendo la necessità” E la uova me risponde, abbastanza duramente: “oh si, potrei, e l’ho fatto in passato… ed è sempre stato a detrimento della mia felicità, alla fine. Quindi, sai cosa? Io sono sopravvissuta, da sola, in quel momento e in quel momento e in quell’altro. Lei (o lui) può fare altrettanto.” Proteggi coloro che fanno parte del cerchio della tua “influenza”. Quando ne escono, sono da soli, o il problema di qualcun altro. Si tratta di economizzare le proprie risorse.

Se avessi letto questo qualche tempo fa, avrei pensato: com’è cinica. Lo leggo ora e penso: se solo mi fossi resa conto di questo anni fa, non avrei sprecato più tempo di quanto potessi davvero permettermi in imprese senza speranza.

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8 thoughts on “On surviving/Sulla sopravvivenza

  1. I think it is more about having a certain amount of self awarness on the issue, either on a day to day basis or a month by month.

    Some people are naturally giving and caring, others less so.

    If you are naturally giving and caring and you suppress this side of you, that can be equally damaging and just as bad as giving too much. It can lead you to building a hard shell around you and you fighting to maintain it.

    If you are tired from giving all the time, it does not mean you should automatically not give anymore, just learn to recognise the signs that youa re giving too much at the moment, and rest and recharge your batteries….

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  2. sono d’accordo con te. in toto. l’ho vissuto anche io, ora provo ad evitare (di depauperarmi a favore di chi le mani non le muove) ma non sempre riesco.
    tenterò di adottare la tua domanda “posso fare qualcosa senza perderci io?” e in base alla risposta sceglierò l’atteggiamento da adottare. considero il tuo post un aiuto che hai lanciato nell’etere…
    ciao tigli

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    1. Non ho risposto prima per vacanze, gente in giro ecc… Ti ho letta tempo fa però, e mi hai resa molto felice. E’ per questo che scrivo, anche se molte volte decido di ritirarmi perché mi pare di espormi troppo, ma il punto è che se mi avessero detto taante cose in tante occasioni mi sarei evitata tanti pesi inutili. Quindi penso che esponendomi magari permetto anche ad altri di prendere qualcosa, di imparare qualcosa, e un giorno, chissà, di esporsi anche loro. E’ bello essere veri 🙂 Il non esaurire inutilmente le risorse è un insegnamento che varie perosne in tempi diversi avevano cercato di inculcarmi,e alla fine, poco a poco, credo di averlo finalmente capito, ed è un discorso sacrosanto, credo.
      baci

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  3. As wise and, I’m sure, necessary as this is do not forget that the old you has left you a priceless legacy. Friends who will now do anything for you, friends who owe you their sanity and indeed lives, friends who are waiting in the wings to return the favour.

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